Il 17 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale contro l’Omotransfobia, la Bifobia e la Transfobia istituita nel 2004 per ricordare la decisione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che, il 17 maggio 1990, cancellò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Quella data segnò una svolta storica nella lotta per i diritti civili e per la dignità delle persone LGBTQIA+, ma trentasei anni dopo quella conquista resta un punto di partenza, non di arrivo. In molte parti del mondo l’omosessualità è ancora criminalizzata, le persone transgender subiscono violenze istituzionali e sociali, le discriminazioni persistono nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle famiglie.
Anche in Italia, nonostante i progressi compiuti, cronaca e ricerca ci ricordano che l’omotransfobia esiste ancora: negli episodi di bullismo a scuola, nel linguaggio d’odio sui social network, nelle aggressioni fisiche, nell’esclusione sociale, nelle difficoltà che molte persone incontrano nel vivere serenamente la propria identità. La scuola ha una responsabilità educativa fondamentale in questo ambito.
L’articolo 3 della Costituzione italiana sancisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Questo principio costituzionale non è una dichiarazione d’intenti, ma un vincolo per le istituzioni pubbliche e un orizzonte per la nostra azione educativa.
Il nostro istituto è luogo di formazione intellettuale, ma è anche — e soprattutto — comunità in cui ogni persona deve poter crescere senza paura, senza nascondersi, senza subire violenza verbale, psicologica o fisica per ciò che è o per chi ama.
Per questo motivo, nella settimana dall’11 al 17 maggio, invito tutti i docenti a dedicare un momento di riflessione sui temi dell’uguaglianza, del rispetto delle differenze, della lotta alle discriminazioni e dei diritti fondamentali, anche in riferimento agli orientamenti sessuali e alle identità di genere. Non si tratta di imporre un’ideologia, ma di applicare la Costituzione e di educare alla convivenza civile. Il pregiudizio si alimenta nell’ignoranza e nel silenzio.
La scuola ha il compito di rompere quel silenzio, di fornire strumenti critici, di costruire una cultura del rispetto fondata sulla conoscenza e non sulla paura. Protocollo 0002559/2026 del 10/05/2026 La discriminazione basata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere è contraria ai valori costituzionali, ai principi pedagogici della nostra scuola e alla dignità umana. La sua prevenzione e il suo contrasto sono parte integrante del nostro mandato educativo. In questa settimana, e in ogni giorno dell’anno, il nostro istituto ribadisce con fermezza:
▸Ogni studentessa e ogni studente ha diritto di vivere la propria identità senza paura.
▸Nessuna forma di discriminazione, esclusione o violenza verbale e fisica sarà tollerata.
▸Gli adulti di questa scuola — docenti, personale ATA, dirigenza — sono chiamati ad essere presidi di legalità, modelli di rispetto, punti di riferimento per chi subisce discriminazioni. Invito le famiglie a collaborare con la scuola in questo percorso educativo, a parlare con le proprie figlie e i propri figli del valore del rispetto, dell’uguaglianza e della dignità di ogni essere umano.
La lotta contro l’omotransfobia è un dovere civico. Non è un privilegio concesso: è un diritto costituzionale. Non è un tema divisivo: è un principio unificante, perché riguarda la dignità di tutti. Il 17 maggio ci ricorda che l’uguaglianza non si proclama: si pratica. Ogni giorno, in ogni aula, in ogni corridoio, in ogni relazione educativa.
Velletri, 11 maggio 2026
La Dirigente Scolastica prof.ssa Serena Incani
Maria Domenica Montanaro
Docente