Oggetto: Giornata Nazionale della Legalità – 23 maggio 2026. Iniziative di riflessione e commemorazione. “Dalle radici del 9 maggio alla strage di Capaci: un filo conduttore di memoria e responsabilità”.
La nostra comunità scolastica è chiamata, insieme all’intero Paese, a celebrare la Giornata Nazionale della Legalità, istituita per onorare la memoria del giudice Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta – Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo – trucidati nella strage di Capaci il 23 maggio 1992. Una data che, insieme a quella del successivo attentato di via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli uomini e le donne della sua scorta, segna il momento più drammatico dell’aggressione mafiosa contro lo Stato e, al tempo stesso, l’inizio di una nuova consapevolezza civile.
Un filo conduttore: dal 9 maggio al 23 maggio
La riflessione sulla legalità non può prescindere da un’altra data che la Repubblica ha scelto di custodire nella propria memoria: il 9 maggio, Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Il 9 maggio 1978, in un drammatico intreccio della storia italiana, vennero ritrovati due corpi: quello di Aldo Moro, statista democristiano sequestrato e ucciso dalle Brigate Rosse dopo 55 giorni di prigionia, e quello di Giuseppe “Peppino” Impastato, giovane attivista siciliano assassinato dalla mafia a Cinisi per aver denunciato, con la sua voce libera e ironica di Radio Aut, il potere criminale di Gaetano Badalamenti.
Tra il 9 maggio e il 23 maggio si tende dunque un filo invisibile ma robustissimo: quello delle vite spezzate da chi ha tentato di piegare con la violenza la democrazia, lo Stato di diritto e la libertà di parola. Terrorismo politico e criminalità organizzata sono fenomeni diversi, ma condividono lo stesso bersaglio: la convivenza civile fondata sulla Costituzione.
Peppino Impastato ci ha lasciato un’eredità che parla in modo particolare ai giovani: l’idea che “se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”. È una frase che parla direttamente alla scuola. La bellezza della conoscenza, dello studio, del pensiero critico, dell’arte, della parola libera è ciò che ogni giorno, in queste aule, costruiamo come anticorpo alle mafie e a ogni forma di sopraffazione.
Aldo Moro, dal canto suo, scrisse nelle sue ultime lettere parole che restano consegnate alla coscienza democratica del Paese, ricordandoci che le istituzioni vivono solo se sostenute dalla partecipazione consapevole dei cittadini.
Falcone e Borsellino, anni dopo, di quella stessa Repubblica furono servitori fedeli fino al sacrificio. Protocollo 0002698/2026 del 15/05/2026
Ricordarli insieme – Moro, Impastato, Falcone, Morvillo, Borsellino, e tutte le donne e gli uomini delle scorte – significa riconoscere che la legalità non è un valore astratto, ma una pratica quotidiana che chiede a ciascuno di noi, nel proprio ruolo, di scegliere ogni giorno da che parte stare.
Iniziative previste nel nostro Istituto
Invito tutta la comunità a vivere la settimana dal 18 al 22 maggio come un’occasione autentica per interrogarci sul significato della parola legalità: una parola che, nelle nostre aule, assume il volto dello studio serio, del rispetto reciproco, della curiosità intellettuale, del coraggio di pensare con la propria testa.
Come ricordava Giovanni Falcone, “gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Le nostre gambe. Quelle di una scuola che, ogni giorno, sceglie la bellezza della conoscenza come la più mite e tenace forma di resistenza.
Confido, come sempre, nella vostra consueta sensibilità e collaborazione.
Velletri, 15 maggio 2026
La Dirigente Scolastica
prof.ssa Serena Incani
Carmine Mastroianni
Docente